Un pò di privacy finalmente

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Il 25 maggio è una data che rappresenta una grande svolta nell’ambito dei diritti umani. Finalmente il nuovo regolamento sul trattamento dati è entrato in vigore (GDPR 679/2016).
Ma perché è tanto importante questo regolamento lo illustreremo ora.


Perché la privacy è un diritto?

Molti sono ben lontani dal credere che lo sia. Anzi molti se ne dimenticano completamente permettendo a terzi (persone e sistemi) di “invadere” la propria vita.
A differenza di alcuni anni fa, la necessità di difendere e tenere vivo questo diritto si è fatta sempre più forte.
Il motivo è molto semplice: oggi è molto più facile poter invadere questo diritto in forme inconsapevoli. Ipotizziamo di voler spiare il nostro vicino di casa per sapere cosa stia guardando alla TV (e se sta guardando la TV). Ho diverse opzioni ma fra le tante la soluzione meno “evidente” e più efficace risulta essere: installare un software nella televisione che faccia il lavoro “sporco” per noi.

Questo è esattamente ciò che ci troviamo a combattere oggi e proprio per questo dobbiamo difendere a tutti i costi il nostro diritto alla privacy.


“Io” ho qualcosa da nascondere?

Non nego che le argomentazioni a favore di questo pensiero sono molteplici e a volte anche “sensate” ma considerate un fattore: perché io devo dimostrare di non nascondere nulla? Non è forse lecito avere dei “segreti”?

Assolutamente si, anzi, proprio quello che noi custodiamo ci rende preziosi: diversi e imprevedibili.


Cosa sta accadendo quindi? Perché qualcuno vorrebbe violare la mia privacy?

Riallacciando l’esempio precedente potremmo considerare questo: se io conoscessi i gusti del mio vicino potrei facilmente manipolarlo ed ottenere ciò che mi interessa da lui, oppure se volessi fargli un torto avrei facile via su come muovermi.
Nel web accade esattamente la stessa cosa, pensate a tutte le applicazioni gratuite che oggi vengono distribuite: come fanno ad essere gratuite?
Studiano noi come soggetti, ci catalogano, ci propongo a terzi e ci vendono. Vendono i nostri dati, la nostra persona.

Ok, consideriamo quindi che lo facciano in maniera illegale. Che danno provocano? Alla fine, a me piace quello che propongono!

La conseguenza che si ottiene è esattamente opposta. L’adattamento ad un sistema ricorsivo e non variabile ci fa perdere di vista la ricerca, il vivere nuove esperienze e tende ad renderci pigri intellettualmente.
Oltre quanto citato sopra, si generano censura e controllo.
Sanno chi siamo, cosa facciamo, dove andiamo, con chi andiamo, se mentiamo o se diciamo la verità.
In sostanza ci tracciano e possono in qualunque momento controllare il nostro passato e presente, come diceva Orwell, controllando di conseguenza il nostro futuro.


Come posso difendermi?

Difendersi non è semplice, considerato che la maggior parte delle persone dipende da servizi che sfruttano proprio questo. Il nostro consiglio è cominciare a sostituire i vari servizi con altri rispettosi delle vostre comunicazioni, ricerche e dei vostri dati.

Ecco qualche suggerimento per cominciare: https://unitoo.pw/home/projects/communication?locale=it&locale_translations=it.


Difendete la vostra privacy. Pretendete ed otterrete.


Autore: Claudio Maradonna
Licenza: CC-BY-SA 4.0
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